Febbraio 2007


Vita18 Feb 2007 11:32 am
Tutti ci compiaciamo dei complimenti che riceviamo. Il fatto che l’abbia detto una 13enne piuttosto che
un’ottuagenaria credo cambi di poco. Un po’ narciso lo sono… Ma come lo siamo tutti, ipocriti neganti compresi. “Vallo a dire a un complessato che è un narciso”, disse lei. Io non dico che passiamo tutto il giorno allo specchio, ma che ogni tanto capita di farlo, e di compiacersi. E capita anche al complessato. Anche a lui capitano i giorni in cui si guarda allo specchio e dice: “però… dai… oggi non sono così malaccio”, e si sente un po’ più bello del solito. Ma non un bello necessariamente estetico. Anche solo il pensare “oggi spacco il culo ai passeri in volo, sono il re dell’universo, ci piscio sopra la criptonite”, è una sua forma di narcisismo se si vuole. Quindi, secondo me, anche i complessati sono un po’ narcisisti. L’uomo per definizione deve essere narcisista: “un uomo narcisista è un uomo che talvolta si compiace della propria persona”, e questo lo fanno tutti gli uomini prima o poi nella vita. Se non lo facesse, si renderebbe conto di essere una persona mediocre e, Dio me ne scampi, nessuno ha mai ammesso seriamente di essere una persona mediocre, perchè l’uomo per natura si vuole distaccare da questa sua forma di mediocrità, e lo fa cercando di convincere se stesso di essere una spanna sopra gli altri: chi lo fa pensando di essere più bello, chi più intelligente, chi più profondo e così via. La stessa frase “sii onesto con te stesso”, per me è un ossimoro, perchè non si può mai essere onesti con se stessi. Un esempio stupido, le persone che credono di non superare un esame: in realtà, per quanto possono convincersi di essere bocciati e di doverlo poi ripetere a iosa, in fondo, proprio in fondo al cuore, dove nessuno può sentirli e loro si sentono al sicuro dai mille sguardi esterni, lì, proprio lì, loro stanno pensando: “dai che lassù c’è nonna Pina che mi para il culo e me lo fa passare”. Ma i migliori narcisti sono gli “intellettuali” che prima di un compito ti dicono che non sanno niente, che hanno vuoti di memoria che farebbero invidia a un pentito della mafia e cercano in tutti i modi di convincere TE che LORO non sanno niente, ancora meglio se condiscono il tutto con gesti apotropaici. In realtà, se il compito è su Napoleone, loro sapranno dirti quante volte andava al cesso e con quale regolarità, ma con il trucchetto dell’ingannare lo stolto compagno, cercano di abbassare le aspettative comuni su di loro, in modo da acclamare maggiore stupore al momento del loro 30 spaccato. E sperare di innalzarsi ancora di più dalla loro squallida mediocrità.


- respiro -


Credo di aver creato un nuovo significato di “narcisismo”.
Vita15 Feb 2007 02:59 pm

Volli, sempre volli, fortissimamente volli, Madrid. Dal 10 al 15 marzo, sarò nella capitale madrilena, tra paella, toreri e regnanti vari.
E’ il primo viaggio che mi pagherò interamente grazie ai miei stipendi, mica male. Logicamente per l’aereo non ho scelto la first class super ultra mega lusso, non tirerò pacchetti di banconote in faccia ai camerieri come mancia e la mia scelta sull’albergo è stata a lungo un bivio tra l’hotel in cui non si parla nessuna lingua se non lo spagnolo, e l’albergo nel quartiere gay di Madrid, con tanto di luci e letti a forma di cuore e le stanze tutte rosse. La scelta alla fine è ricaduta sul primo. Non per un fatto di omofobia o razzismo verso i Dico (all’italiana), ma a seguito di un’attenta analisi socio-economica: ho presentato ai miei i due “contendenti” (gli alberghi), spiegandone i pregi e i difetti. Dopo qualche attimo di silenzio, mio padre china la testa, si fa passare la mano prima sulla bocca e poi con il pollice e l’indice fa una leggera pressione sui bulbi oculari, in una posa di riflessione degna del “pensatore” di Rodin e, improvvisamente e lentamente al tempo stesso, come se fulminato da improvvisa folgorazione divina, disse con parole profonde e sagge: “io non ti mando a Madrid per fartelo prendere nel didietro… (ho dovuto parafrasare un po’), ti pago io la differenza e vai nell’altro albergo, almeno impari un po’ lo spagnolo”; non fa una piega come ragionamento. E albergo laico sessualmente fu. Come mi ha fatto anche notare una mia amica, per quanto io me la cavi abbastanza bene in comprensione, la mia quantità di termini spagnoli del mio vocabolario, non è tra le più vaste. Per farla breve, se uno mi chiedesse “Ehi chico, tu quieres andar con migo toda la noche”, il mio ventaglio di risposte non andrebbe oltre a “tequila bum bum”, “booooomba (canzone del mai dimenticato King Africa)” e “olè torero olè”. In tutti e tre i casi, non darei la risposta che dovrei dare.
Non so quanti di voi abbiano mai visto il film “Eurotrip”, ma dalla visione di quella pellicola, ho un certo recondito timore verso la popolazione spagnola. Grazie a Dio non vado in Spagna in treno. Mi sono comprato un dizionario di spagnolo e un libro di corso essenziale della lingua, Ana completerà il tutto aiutandomi nella pronuncia e nelle frasi essenziali.
Sperando che non faccia la carogna.

Vita03 Feb 2007 09:45 pm
L’avevo annunciato, o meglio, vi avevo avvisato. Questa volta però non mi lamento di nessun vecchio balordo o stupratore della lingua, ma parlo a ruota libera… Il box qua a sinistra con i numerini in cui devo scrivere cosa amo/odio mi sembra particolarmente triste e freddo. Non si può fare “amo, duepunti” e lasciar cadere una cascata di belle frasi, che se non fosse per quel numerino che le tiene appese, scivolerebbero come acqua di torrente. Non so voi, ma io sto notando attorno a me un numero sempre più crescente di gente fagocitata dalla vita. Si è sempre meno padroni delle proprie esistenze, dei propri destini, delle proprie azioni. E io per primo faccio mea culpa. Sono uno Stakanov dei poveri e quando sono preso dagli impegni che mi appassionano, riesco ad isolarmi dal resto del mondo con una facilità tanto semplice quanto impressionante. Un esempio? Da quando si è aperta la “stagione degli esami” (se vi piace di più, chiamatela sessione), sarò uscito la sera quelle tre o quattro volte, le altre le ho passate a disegnare progetti o a leggere libri di architettura o a studiarne. Non mi pento di questo, sia chiaro, però mi accorgo che è ormai vivo con spensieratezza solo più durante le vacanze. Sapete, quei momenti in
cui si spulcia l’elenco di winamp delle canzoni per cercare una canzone che faccia tornare il sorriso. Io, il 90% delle volte scelgo una canzone spagnola. L’ultima volta, me lo ricordo ancora, era agosto, caldo micidiale, scelsi i “Fito y Fitipaldis” che cantavano “whisky barato”. Parte la “schitarrata”, verso il thè freddo nel bicchierone da birra, e inizio a muovermi lentamente, sculettando un po’… di sicuro non sarò sembrato una velina, ma stavo bene. Quando poi al ritornello, tra un sorso di thè e un passo di ballo, ho iniziato a cantare ad alta voce, logicamente inventando di sana pianta i tre quarti del testo, ho iniziato a capire che è questo quello che voglio essere, quello che voglio fare quando sto bene: un canterino stonato, ubriaco di thè, che sculetta e accenna passi di un’improbabile danza. I sigari. Alzi la mano chi non ha mai avuto almeno una volta nella vita la voglia di
fumarsene uno, anche solo per sapere che effetto fa. Io non fumo e mi da’ pure fastidio la puzza di nicotina, ma il giorno che mi fumerò un sigaro, sarò felice. Certo, il massimo sarebbe farsi fotografare mentre, con barba e cappellino con stellina rossa, mi fumo un sigaro cubano di una quindicina di centimetri, ma so accontentarmi. Basta ho deciso, al prossimo stipendio mi compro un sigaro e me lo terrò da parte in caso di necessità. C’è chi ha la sua bottiglia di vino per le grandi occasioni, chi la lettera da aprire solo in un certo momento, io avrò il mio sigaro di emergenza.
Appunto per la memoria: fare un viaggio in Nepal. Ho iniziato ad innamorarmi del Nepal quando mi sono innamorato di Follmi, uno dei miei fotografi preferiti; è talmente bravo che mi ha convinto a spendere un centinaio di euro per un suo quadro. Però la cornice era
inclusa eh, son mica scemo io. Anche qua vorrò una fotografia in cui di me si riconoscono a malapena gli occhi, tanto sarò imbardato di vestiti, cappelli e sciarpe, mentre faccio “ok” con il pollice. Secondo appunto per la memoria: tornato dal Nepal, andare a farsi un “coast to coast” sulla route 66. Questo è sicuramente uno di quei viaggi che se non faccio prima di morire, mi incazzo. Avrò visto troppi film, avrò sognato troppo l’America, come dice la Nannini, non so, ma il pensiero di fare quel viaggio mi è sempre ronzato per la testa.
E’ finita la canzone dei Fito y Fitipaldis… no problema, si mettono i “Loquillo y Trogloditas” con “Feo, Fuerte y Formal”, un altro giro di thè, e si ricomincia a sculettare.