Ballata dell’affetto cieco
Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallalero
s’innamorò perdutamente
d’una che non lo amava niente…
Come in ogni favola che si rispetti, anche in questa c’era una volta una ragazza. Non si trattava di una principessa, non aveva lunghi capelli su cui arrampicarcisi, non era segregata in un castello, nè tantomeno prigioniera di qualche drago o mago malvagio, però, aveva due profondi occhi, un bel sorriso racchiuso da due morbide labbra e un dolce viso circondato dai suoi capelli mossi. Inutile dirlo, era la ragazza più ambita del suo paese. E come in ogni favola che si rispetti, c’era anche un ragazzo, di poco più grande della ragazza, che si era invaghito della bella, e fece di tutto per conquistarla. D’altra parte però, nemmeno il ragazzo era un principe, non aveva cavalli bianchi, castelli incantati, e nemmeno un’armatura luccicante, ma solo coraggio, un grande cuore, e la semplicità del suo animo. Il poveretto chiese alla donzella più e più volte un appuntamento, un’uscita, anche solo due passi, ma le respinte, le frasi non dette e i vari rimandi lo portano presto allo sconforto e a desistere dal continuare a chiedere. Il tempo passò, il ragazzo trovò ben presto una donna ben felice di dividere con lui i sentimenti, ma nonostante fosse rimasto amico della bella ragazza e ora fosse felice, continuava a chiedersi il perchè dei tanti rifiuti. La bella donzella si trovò un uomo. Non un ragazzo, ma un uomo di gran lunga più grande del nostro povero protagonista, e da lì iniziò il deterioramento del rapporto. La favola potrebbe anche concludersi qui, la fine è amarognola, reale… Ma in realtà il racconto prosegue… La vicenda è ambientata nei nostri giorni: divenne estate, il ragazzo smise di frequentare i luoghi con cui prima di allora passava tutti i giorni con la bella e, nonostante le promesse, iniziarono a sentirsi di meno. “Usciremo insieme per un gelato…” “andremo a prenderci un caffè…” “continueremo a sentirci…”; fu un’estate intensa per il povero ragazzo, e proprio da questo si accorse come la sua amica si stava separando da lui: aveva l’esame di maturità: è un passo importante per una persona, è un ostacolo, un simbolo, il segno della fine di un’era e dell’inizio di un’altra; hai bisogno di sostegno in queste situazioni, ma mai un messaggio gli arrivò, nè di incoraggiamento, nè per sapere come gli fosse andato l’esame… (per la cronaca, andò bene) “avrà avuto da fare…” pensò bonariamente il protagonista.. arrivò il giorno dell’esame orale di maturità, seguito poche ore dopo dalla morte di un caro parente del ragazzo… L’urlo di gioia per la fine delle fatiche gli si strozzò in gola, un nodo allo stomaco lo seguì per molto tempo, portandolo ben presto alle falde di un antico spettro…la depressione: il male dei nobili, come qualcuno lo chiama… passò il tempo… arrivò il giorno del suo compleanno: un giorno di festa, l’occasione giusta per tirarsi su…. Passò tutto il giorno in attesa di un suo messaggio, tutto il giorno… scoccò la mezzanotte… La sua bella amica se ne era dimenticata… “avrà avuto da fare…” continuava a pensare ostinatamente, anche se lo sconforto questa volta lo sfiorò… Ultimo mese d’estate: altre malattie, sia per lui che per altri componenti della famiglia, le diete, gli sforzi, le fatiche… un sms con scritto “auguri” gli fece tornare il sorriso il giorno del suo onomastico. A settembre, come al risveglio da un lungo letargo, sbocciarono nuovamente i contatti: tornarono le promesse… “ti prometto un gelato insieme”…. settembre finì…. “avrà avuto da fare…”.
La storia finisce (?) la sera di una festa, quando il ragazzo, che a dir la verità la depressione aveva portato a farsi sentire sfruttato e ignorato dalla bella, dimostrò nuovamente alla ragazza per l’ennesima volta il suo affetto, puro, buono e dannatamente incontaminato nei suoi confronti. La ragazza finalmente se ne accorse, era seduta accanto a lui: sorrise stupita, si avvicinò, gli accarezzò il mento…si alzò.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallalero
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene…