Settembre 2006
Archivio mensile
Storie30 Set 2006 11:16 pm
Ballata dell’affetto cieco
Un uomo onesto, un uomo probo,
tralalalalla tralallalero
s’innamorò perdutamente
d’una che non lo amava niente…
Come in ogni favola che si rispetti, anche in questa c’era una volta una ragazza. Non si trattava di una principessa, non aveva lunghi capelli su cui arrampicarcisi, non era segregata in un castello, nè tantomeno prigioniera di qualche drago o mago malvagio, però, aveva due profondi occhi, un bel sorriso racchiuso da due morbide labbra e un dolce viso circondato dai suoi capelli mossi. Inutile dirlo, era la ragazza più ambita del suo paese. E come in ogni favola che si rispetti, c’era anche un ragazzo, di poco più grande della ragazza, che si era invaghito della bella, e fece di tutto per conquistarla. D’altra parte però, nemmeno il ragazzo era un principe, non aveva cavalli bianchi, castelli incantati, e nemmeno un’armatura luccicante, ma solo coraggio, un grande cuore, e la semplicità del suo animo. Il poveretto chiese alla donzella più e più volte un appuntamento, un’uscita, anche solo due passi, ma le respinte, le frasi non dette e i vari rimandi lo portano presto allo sconforto e a desistere dal continuare a chiedere. Il tempo passò, il ragazzo trovò ben presto una donna ben felice di dividere con lui i sentimenti, ma nonostante fosse rimasto amico della bella ragazza e ora fosse felice, continuava a chiedersi il perchè dei tanti rifiuti. La bella donzella si trovò un uomo. Non un ragazzo, ma un uomo di gran lunga più grande del nostro povero protagonista, e da lì iniziò il deterioramento del rapporto. La favola potrebbe anche concludersi qui, la fine è amarognola, reale… Ma in realtà il racconto prosegue… La vicenda è ambientata nei nostri giorni: divenne estate, il ragazzo smise di frequentare i luoghi con cui prima di allora passava tutti i giorni con la bella e, nonostante le promesse, iniziarono a sentirsi di meno. “Usciremo insieme per un gelato…” “andremo a prenderci un caffè…” “continueremo a sentirci…”; fu un’estate intensa per il povero ragazzo, e proprio da questo si accorse come la sua amica si stava separando da lui: aveva l’esame di maturità: è un passo importante per una persona, è un ostacolo, un simbolo, il segno della fine di un’era e dell’inizio di un’altra; hai bisogno di sostegno in queste situazioni, ma mai un messaggio gli arrivò, nè di incoraggiamento, nè per sapere come gli fosse andato l’esame… (per la cronaca, andò bene) “avrà avuto da fare…” pensò bonariamente il protagonista.. arrivò il giorno dell’esame orale di maturità, seguito poche ore dopo dalla morte di un caro parente del ragazzo… L’urlo di gioia per la fine delle fatiche gli si strozzò in gola, un nodo allo stomaco lo seguì per molto tempo, portandolo ben presto alle falde di un antico spettro…la depressione: il male dei nobili, come qualcuno lo chiama… passò il tempo… arrivò il giorno del suo compleanno: un giorno di festa, l’occasione giusta per tirarsi su…. Passò tutto il giorno in attesa di un suo messaggio, tutto il giorno… scoccò la mezzanotte… La sua bella amica se ne era dimenticata… “avrà avuto da fare…” continuava a pensare ostinatamente, anche se lo sconforto questa volta lo sfiorò… Ultimo mese d’estate: altre malattie, sia per lui che per altri componenti della famiglia, le diete, gli sforzi, le fatiche… un sms con scritto “auguri” gli fece tornare il sorriso il giorno del suo onomastico. A settembre, come al risveglio da un lungo letargo, sbocciarono nuovamente i contatti: tornarono le promesse… “ti prometto un gelato insieme”…. settembre finì…. “avrà avuto da fare…”.
La storia finisce (?) la sera di una festa, quando il ragazzo, che a dir la verità la depressione aveva portato a farsi sentire sfruttato e ignorato dalla bella, dimostrò nuovamente alla ragazza per l’ennesima volta il suo affetto, puro, buono e dannatamente incontaminato nei suoi confronti. La ragazza finalmente se ne accorse, era seduta accanto a lui: sorrise stupita, si avvicinò, gli accarezzò il mento…si alzò.
Fuori soffiava dolce il vento
tralalalalla tralallalero
ma lei fu presa da sgomento,
quando lo vide morir contento.
Morir contento e innamorato,
quando a lei niente era restato,
non il suo amore, non il suo bene,
ma solo il sangue secco delle sue vene…
Io?
Cronaca di un sabato
Evitiamo di raccontare le prime ore della giornata, passate tra rantoli, sbadigli e strascichi vari dovuti al sonno letarghesco in cui mi trovo in questi giorni. Verso le undici, mi preparo la mia colazione-pranzo che dovrà nutrirmi abbastanza per non farmi avere fame fino alla sera, senza dover però portarmi a una nausa costante stile donna incinta. Fatte le pulizie di rito, cambiato e calzato, vado al lavoro, come ormai ogni sabato (lavoro allo stadio). Passate quelle 6 -7 ore al lavoro a cazzeggiare essenzialmente, prendo il 10, arrivo a Porta Susa, prendo la metropolitana direzione Fermi, e dopo una decina abbondante di minuti, torno a casa, dove mi lavo, mi ricambio, mettendomi vestiti civili e riesco, direzione casa di Cesco. Dopo appena venti minuti di passeggiata in compagnia del mio fedele lettore mp3, arrivo a destinazione, salgo in casa, lo saluto “ciao qui, ciao la, bla bla bla” e si riscende, per andare a comprarci una pizza, un paio di lattine di coca e affittarci un film (American pie 3 - il matrimonio) con cui passare poi il resto della serata. Si torna a casa, ci si mette vestiti comodi (pantaloncini corti e maglietta), si mangia, si beve, si rutta, si ride commentando il film, ci si guarda, si telefona a casa dicendo che si torna il giorno dopo, si decide di affittare un altro film: si riesce, non ci si ricambia, si butta la spazzatura, si va in direzione “negozio dove si affittano i film”, si passa davanti al McDonald’s con aria disgustata, si affitta il film (2 single a nozze), si ripassa davanti al Mc, si entra al Mc a mezzanotte in pantaloncini cortissimi, maglietta e si chiedono da portar via due hamburger e due Big Mac, si esce dal Mc, si torna a casa, si mangiano quei schifossisi panini, si beve, si guarda il film, si ride, si guarda un po’ un programma porno su “canale antenna” in cui tra gli ospitti c’erano trans, pornostar straniere, gay, settantenni vestiti da donna che ballavano e una maiala da competizione contadina come presentatrice, si ride, si va a dormire nel letto dei genitori di Cesco, ci si risveglia Domenica, rincoglioniti.
L’avidità
Ippopotami su due zampe
“sai che l’altro giorno ho fatto una figura di merda con una suora?”
“ehehehe…pure io ne ho fatta una grande grande a fare la spesa, e alla fine ci son rimasta pure male!”
“anche tu hai beccato una suora?”
“no… praticamente ero nel reparto degli yogurt e Davide mi fa: “dai prendi questi che son buoni!”, indicando quelli della muller che hanno da una parte lo yougurt bianco e dall’altra le palline di cioccolato e roba simile da mischiarci, non so se hai presente…alchè io ho fatto: “no ma valà sei scemo, quelli son troppo grassi… con quelle cioccolatine che avranno 700 calorie ognuna!”. Poi dopo però ho detto: “valà dai, per una volta posso anche prenderne uno”. Non faccio in tempo a girarmi, che mi si piazza davanti una donna ippopotama di 400 tonnellate, con una faccia tristissima che mi ha squadrato dalla testa ai piedi come per dire “ma che cazzo ti lamenti te” ed ovviamente..il carrello pieno di quegli yougurt li!”
“nooo, che merdaccia che sei!”
“ma infatti me ne son pentita, ma non potevo andar da lei e dirle “scusi signora, mi dispiace che lei sia un’ippopotama..ma davvero, non l’ho fatto apposta!”. Però..a ripensarci, avrei anche potuto dirle “ascolti, non si lamenti, se non vuol più essere ippopotama smetta di mangiare tutte ste schifezze come una porcella!!”
“ma non la chiamare ippopotama!”
“ma era davvero un’ippopotama!!”
“ma dai!”
“ennò perchè alla fine è vero pure quello”
“si, ma ci sono anche altri sostantivi per appellarla”
“Lore..ora, non è per essere cattiva o razzista… Ma sai quanto costano gli obesi allo stato?! Ora, capisco quelli che sono malati eccetera eccetera… Ma quelli ciccioni, che sono ciccioni solo perchè mangiano come dei burelli, io non li posso concepire! Cacchio, mangia meno… guarda che ti riempi lo stesso anche se ti mangi solo una baguette farcita!! non c’è bisogno di mangiarne tre! Perchè poi vanno all’ospedale dimostrando che a causa dell’obesità hanno problemi cardiaci, di circolazione e di respirazione…e cosa fanno?! Gli fanno un bypas gastrico GRATIS!! Cavolo… prima di farti cucire lo stomaco e l’intestino, prova a mangiar meno!”
“ho capito, hai ragione… ma non è un buon motivo per chiamarli ippopotami!
“invece si, sono degli ippopotami grassoni che fra l’altro se hai la sfortuna di averne qualcuno davanti quando vai a fare la spesa, ti svuotano le scansie e a te non rimane mai nulla!”
“hai un odio profondo verso gli ippopotami vero?”
“esatto”
“a me danno fastidio i bimbi con la panza enorme”
“no beh, c’è anche chi è malato..”
“si si.. ma molti si strafogano di merendine e basta”
“si anche quelli dai..sono assurdi, oltre che essere bruttissimi! poveretti, a quell’età dovrebbero scorrazzare in giro, invece li vedi seduti con un asma da novantenne! eppoi c’hanno anche la faccia da stupidi! Dai, siamo obbiettivi, sono orridi! …Certi genitori non capiscono proprio niente… cavolo. ..chi mai vorrebbe un figlio grasso!? TIELLO A DIETA!”
“eppoi non fanno nessuna attività…”
“beh certo…hanno il pomeriggio pieno tra i compiti, le merendine, i pokemon, le merendine, i digimon, le merendine, gli skakkamon, le merendine, gli sbobbamon, le merendine e via dicendo…Perchè poi i grassi si lamentano che non trovano un compagno e che non hanno una vita sociale… Cavolo, ci credo!….E TI FANNO PURE SENTIRE IN COLPA STI STRONZI!!!”
Picasso
Ezechiele 25:17
… Il cammino dell’uomo timorato e’ minacciato da ogni parte dalle iniquità degli esseri egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Benedetto sia colui che nel nome della carità e della buona volontà conduce i deboli attraverso la valle delle tenebre perché egli e’ in verità il pastore di suo fratello e il ricercatore dei figli smarriti. E la mia giustizia calerà sopra di loro con grandissima vendetta e furiosissimo sdegno, su coloro che proveranno ad ammorbare ed infine a distruggere i miei fratelli. E tu saprai che il mio nome e’ quello del Signore quando farò calare la mia vendetta sopra di te…
I circensi miserabili
Avete mai preso un pullman o una metropolitana tardi? Checchè se ne dica, non si incontrano solo manigoldi o pazzi furiosi pronti a sgozzarti per un pugno di monete. Se si sale su un pullman, che attraversa un grande corso, ma anche solo un corso di media grandezza, intorno alle 23:30, mezzanotte, certamente si incontrano personaggi strambi, sicuro, degni di costruirci su la trama di un film. Io l’altra sera ad esempio, sono salito sul bus a una fermata sotto un cavalcavia su quella che penso fosse l’ultima o comunque una delle corse terminali della giornata: mi sono appostato su un sedile nella prima metà del pullman, ho messo nel lettore mp3 una canzone adatta alla situazione, e ho iniziato a osservare; ma non osservare come si può osservare chessò, un frigorifero al supermercato, o un frullatore… No, io ero più come un avicoltore, che nascosto dentro la casetta di legno, studia il comportamento dei volatili. In fondo, in un angolo, al buio, c’era un uomo con l’espressione scura, cupa, due grandi baffi neri che nascondevano una faccia triste, rassegnata… Se ne stava appoggiato con una spalla al lato e guardava con occhi spenti il nulla; poco distante, alla sua sinistra, due sedili più avanti, c’era un signore piuttosto attempato, con i capelli biondini, tirati indietro secondo la moda di “..antanni” or sono e vestito in modo bizzarramente elegante: poteva essere solo due persone: Renzo Arbore o uno di quei vecchietti che frequentano i night club pur di non riconoscere il fatto che dovranno passare la vecchiaia da soli… In effetti ad Arbore ci assomigliava pure, ma dato che non ho visto al seguito nessuna orchestra napoletana, ho optato per la seconda tipologia di personaggio. Poco distante da me, mi fissava un armadio a quattro ante biondo, la maglietta dei Sistem of a Down, le unghie colorate di nero, un borsone nero ai piedi che senza stupore da parte di nessuno, poteva contenere la carcassa di un Backstreet Boys, e addosso una collezione di borchie che avrebbe fatto saltare in aria qualsiasi metal detector, anche quelli di ultima generazione che ormai ti vanno a controllare pure i remasugli di metallo della cintura, che ogni volta che prendo l’aereo e faccio per salire, devo fare la solita bella figura di passare attraverso questa porta odiosa tenendomi le braghe con le mani (che ci volete fare, non resisto alla moda dei pantaloni larghi). Alla mia destra invece, c’era la versione più magra, più sporca, più brutta, e sicuramente più ubriaca di Jean Claude Van Damme, che appoggiato al sedile di fronte, piangeva non so quale rimorso, rimpianto o ricordo, affogando il suo dolore tra un sorso di birra e uno di lacrime. C’era poi la donna bionda: due occhiaie da vampira e una pelle bianca, quasi diafana, che potevi vedere sulle sue tempie il percorso di quelle venuzze viola; chissà da chi stava tornando: magari dal suo uomo possessivo, oppure dalla sua compagna di notti, oppure non era ne etero ne omo, ma una semplice e solitaria anima notturna. L’ultimo, era un uomo di mezz’età, dal viso segnato dalla vita e dalle emozioni, era l’unico che si era accorto del mio osservare e a sua volta mi guardava incuriosito da un po’. Ad un tratto mi parlò e poi abbozzò un sorriso. Il volume del mio lettore era troppo alto per permettermi di sentire le sue parole, ma avrei giurato, studiandone il labbiale, che avesse detto: “Benvenuto nel circo dei miserabili, Lorenzo”.
Superato il test di architettura
Test
Domani, ore 14:00, esame d’ammissione alla facoltà di architettura.