Dammi la mano, vienimi vicino, sono di legno non sono più un bambino… Un burattino nelle mani del destino..
Dammi la mano, vienimi vicino, sono di legno non sono più un bambino… Un burattino nelle mani del destino..
Una delle canzoni-storie d’amore più triste a mio parere…
Su un campo di grano che dirvi non so,
un dì Paperina col babbo passò
e vide degli alti papaveri al sole brillar…
e lì s’incantò.
La papera al papero chiese
“Papà, pappare i papaveri, come si fa?”
“Non puoi tu pappare i papaveri” disse Papà.
E aggiunse poi, beccando l’insalata:
“Che cosa ci vuoi far, così è la vita…
“Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
sei nata paperina, che cosa ci vuoi far…”
Vicino a un ruscello che dirvi non so,
un giorno un papavero in acqua guardò,
e vide una piccola papera bionda giocar…
e lì s’incantò.
Papavero disse alla mamma:
“Mammà, pigliare una papera, come si fa?”
“Non puoi tu pigliare una papera”, disse Mammà.
“Se tu da lei ti lasci impaperare,
il mondo intero non potrà più dire…
“Lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
e tu sei piccolina, e tu sei piccolina,
lo sai che i papaveri son alti, alti, alti,
sei nata paperina, che cosa ci vuoi far…”
E un giorno di maggio che dirvi non so,
avvenne poi quello che ognuno pensò
Papavero attese la Papera al chiaro lunar…
e poi la sposò.
Ma questo romanzo ben poco durò:
poi venne la falce che il grano tagliò,
e un colpo di vento i papaveri in alto portò.
Così Papaverino se n’è andato,
lasciando Paperina impaperata…
Che avete fatto a questo bimbo?
Love is a burning thing
and it makes a firery ring
bound by wild desire
I fell in to a ring of fire…
I fell in to a burning ring of fire
I went down,down,down
and the flames went higher.
And it burns,burns,burns
the ring of fire
the ring of fire
The taste of love is sweet
when hearts like our’s meet
I fell for you like a child
oh, but the fire went wild..
I fell in to a burning ring of fire
I went down,down,down
and the flames went higher.
And it burns,burns,burns
the ring of fire
the ring of fire.
Avete mai sognato il vostro funerale?
On air: "Escape" di Craig Armstrong
E’ nuvoloso, e c’è tanta gente fuori dalla chiesa. Sono tutti vestiti di nero, sono molti i visi noti, parecchi doloranti, molti rigati dal pianto, alcuni indifferenti. Una donna o forse una ragazza in lacrime, e alcuni intorno a lei cercano di farle forza. Improvvisamente la marmaglia di gente si apre in due tronconi, si spalancano le porte della chiesa e sei persone, con lo sguardo impassibile e spento, portano sulle spalle il fardello di una scatola di legno ricoperta di bianchi fiori. Comincia a piovere, sempre più forte e molte ragazze confondono con la pioggia il loro pianto. Alcune di loro sono ex, altre amiche, altre ancora entrambe, ma non sono pianti scenografici e teatrali, sono solo gocce che scendono con delicato e profondo dolore dai loro occhi, uno di quei sentimenti che ti lacerano dentro e che lasciano cicatrici invisibili agli occhi degli altri. La marcia dei sei accompagnatori dell’eterno addormentato scendono le scale, ed è come se il tempo andasse al rallentatore: tutti i movimenti e le azioni accandono a una velocità impressionabilmente lenta, e il tutto si svolge come in una dolorosa moviola della morte, e la telecamera ruota di 360 gradi, come se il regista esterno volesse mostrare a chi guarda il dolore di ognuno dei presenti, e il suo modo di rappresentarlo. Le gocce rimbalzano sui fiori, gocciolano sulla custodia lignea e scivolano per terra, come se si volesse sottolineare l’intoccabilità e la lontanza di quel corpo. Tutto viene caricato sulla funerea macchina per poi scomparire seguita da una coda di automobili, in un lungo corteo dalla destinazione già nota a tutti gli invitati.
I want to lay you on a bed of roses
For tonite I sleep on a bed on nails
I want to be just as close as the Holy Ghost is
And lay you down on bed of roses
Centinaia di lingue, bandiere, anime si incontrano… e si sorridono
Un altro giorno un’altra ora ed un momento
dentro l’aria sporca il tuo sorriso controvento
il cielo su Torino sembra muoversi al tuo fianco