Dicembre 2005


Storie29 Dic 2005 10:22 am

Vecchio racconto che ho scritto per un concorso..
Premessa

Uff, pensavo tra me e me, è finita, anche per quest’anno è andata.
Era il 7 di giugno, la scuola era terminata e iniziavano le vacanzeestive; io ero stato promosso e stava iniziando un’altra delle famoseestati “più calde del secolo”. Mentre tornavo a casa con le gocce disudore che mi colavano copiosamente dalla fronte, pensavo a quello cheavrei potuto fare durante le vacanze e tutti i miei progettigravitavano attorno a un unico fulcro: le vacanze avrei dovuto passarlein un luogo arieggiato e in compagnia di una bibita ghiacciata.
Entro in casa, saluto il parentame, accendo il ventilatore, prendo illettore cd, osservo il divano e, sarà il caldo, ho una specie diallucinazione: al divano spunta una bocca che inizia a parlare:“sdraiati… sdraiati…”. Mi avvicino al divano con aria lussuriosaquando inizia a squillare il telefono…
Un terribile presentimento mi pervade: “fa’ che non sia lei, fa’ chenon sia lei”. Risponde mia madre: “Pronto? Oh ciao Elena…” “Sigh, èlei” “…come? Certo che può, ma no, ha tre mesi davanti per studiare…ok, allora te lo mando, ciao
… Dopo qualche attimo di silenzio,domando “Dov’è la zia? “Perché? “Niente, dov’è la zia? “Almare… “Ah, ok. Escludendo il fatto che ci abbia chiamato perinvitarmi a fare un bagno al mare, rimangono due possibilità: la primaè che le serve qualcuno che faccia un lavoro faticoso e noioso al mare,la seconda… la seconda è identica alla prima. “Lavoro faticoso… Nonfai mai niente… comunque le serve che tu e tuo cugino Andrea andiate atogliere le erbacce e a raccogliere le albicocche e i pomodori per lamarmellata e la salsa… “Cosa? Credi che io sia così stupido? Crediche non sappia che la nostra casa al mare ha otto piani di erbacce datogliere (è una di quelle tipiche case liguri costruita a terrazzestrappate ai pendii delle colline o delle montagne) e che abbiamo trealberi enormi di albicocche e un numero imprecisato di piante dipomodori? “vabbè, sei con i tuoi cugini, ti divertirai… “Speriamo!Non ho mai letto nei libri di storia di neri che si divertivano mentreraccoglievano il cotone tutti insieme sotto il sole… “Esagerato!.
Sono le otto e mezza…
Porca miseria! Il treno parte fra un quarto d’ora e Andrea non si èancora fatto vedere; ho persino avuto il tempo di comprarmi la“Settimana Enigmistica e il giornale. Ad un certo punto sentoprovenire dall’altra parte della stazione un fischio “alla pecoraia:è mio cugino che si sta dirigendo con tutta calma verso di me…
Andrea è il tipico ragazzo dalla simpatia travolgente, trasgressivo,che piace alle ragazze e che fa molto sport. Mentre si avvicina ridendogli chiedo (indicandogli la capigliatura): “Ti hanno scritturato per ilseguito di “L’ultimo dei Mohicani?. Ha una specie di crestino conqualche ciocca di capelli colorati di rosso… “Spiritosone!, Qual è ilnostro binario? “Il numero otto “Andiamo allora, sennò non ci sonopiù posti liberi e ci dobbiamo fare il viaggio in piedi (sembra quasiche sia io quello che è arrivato in ritardo…).
Saliamo sul treno e dopo 5 minuti di discussione scegliamo il vagonenon fumatori e, dal momento che è un treno un po’ vecchiotto, cicerchiamo uno scompartimento, possibilmente vuoto; dopo pochi minuti diricerca ne troviamo uno in coda al vagone. Ci sistemiamo Andrea applicala legge non scritta del “Ho pagato? Allora occupo più spaziopossibile! e inizia a mettere lo zaino su un sedile, i piedi in unaltro, il cappellino in un altro, poi tira fuori due lattine diCoca-cola, me ne lancia una e dice Un brindisi alla zia che ci faràlavorare come farebbe un negriero georgiano (Ma tu guarda… avevamotutti la stessa immagine di lei…) “Cin cin.
Dopo un po’ di stazioni, si apre la porta dello scompartimento e iltipico “truzzo, con dei pantaloni talmente stretti che di sicuro glistavano bloccando la circolazione nelle gambe e la solita magliettaaderente dell’Energie o della Diesel e un chilo di gel in testa, siavvicina e ci chiede: “Che c’avete ‘na sigaretta?�? io e mio cugino ciguardiamo come se dovessimo decidere chi lo debba mandare a quel paesee alla fine mio cugino gli fa: “Scusa, sai che vagone è questo? “Ilsecondo? “No, intendo, lo sai che è dei non fumatori? “Si “Eallora perché ci chiedi una sigaretta quando si può intuire che nonfumiamo? “Boh… che ne so… magari… “No, non abbiamo sigarette…“Ah, ok! Grazie, ciao e se ne esce… Io e Andrea ci guardiamo con unmisto tra incredulità e stupore e ci mettiamo a ridere.
Siamo partiti da quasi mezzora e il treno giunge alla stazione diRacconigi; nel minuto in cui il treno è fermo, mi ritornano in mentetutte quelle volte che, o con la famiglia, o alla scuola materna, eroandato a vedere il centro delle cicogne e mi pareva di sentire inlontananza il loro verso, prodotto dallo sbattere dei becchi.
Dopo un po’ mi accorgo dello strano percorso del treno perché, anzichéalla stazione di Fossano, ci fermiamo a quella di Asti… Qui sale unacoppia dall’aria piuttosto pittoresca: lui non è molto alto e porta deicalzoni che, a prima vista, sembrano di un pigiama annodati sullapiccola pancia obesa, la canottiera e un cappello di paglia che ricoprein parte i capelli che cadono attorno al largo viso rosso: grigi,sfibrati e arricciati senza cura; lei è un donnone con il viso paonazzoa causa del caldo, con una lunga vestaglia a righe rosa che ricoprel’enorme pancia che sembra contenga una ventina di gemelli pronti aessere partoriti, e cerca refrigerio con un ventaglio che le sposta glistopposi capelli.
“Boja fauss, a fa’ caôd!(“porca miseria, se fa caldo!) dice ilsignore rivolto alla consorte “Gaùte el caciòt. (“togliti ilcappello) risponde lei. Io accenno ad un sorriso, visto cheprobabilmente io e mio cugino siamo gli unici in tutto il treno acapirli. Iniziai a capire il piemontese quando mi portarono allo stadiola prima volta: ero un bambino nel pieno centro della gradinata, agridare “Toro! da solo che neppure io mi sentivo. Ricordo un signoreanziano che si avvicinò, si mise al mio fianco parlandomi in quella cheallora mi era sembrata una lingua straniera e che invece diventò semprepiù comprensibile col passare del tempo: “Ca’ crìa cit, ca’ crìa! Crìapi fort! (“Grida, bambino, grida! Grida più forte!).
Arriviamo ad Alessandria, e qui sale un signore dalle chiare originimeridionali: è di corporature robusta, capelli neri, corti, unamaglietta di dubbio gusto con su scritto “Non sono incinto, sonograsso e “qualche bagaglio: due borsoni per i vestiti; un cesto peri panini con la frittata di cipolle, la peperonata e cibi vari, unsacchetto con una bottiglia super maxi magnum di due litri di Coca-colae uno zaino contenente le cose “necessarie per la spiaggia ovverostereo, pallone da calcio, “Gazzetta dello sport e ombrellone di duemetri di diametro. Il signore si sistema accanto agli Astigiani e giàsi sentono i primi commenti in piemontese “Chiel a l’ha da vende e dapende (alla lettera: “Ne ha da vendere e da appendere, quindi inabbondanza) inizia a dire il signore ridendo. “Ciuto(“zitto)risponde ridacchiando la consorte. Io e Andrea assistiamo a questosimpatico siparietto sorridendo, mentre attraversiamo il Monferratocosparso dalle viti cariche di violacei grappoli di uva, una dellepoche cose che mi piace veramente, insieme al melone e all’anguria,mangiare in queste caldi estati.
Sto osservando il paesaggio piemontese dal finestrino quando Andreaattira la mia attenzione con un fischio e mi chiede il giornale; mentremi accingo a darglielo, mi ricordo di aver anche comprato la “SettimanaEnigmistica alla stazione e la tiro fuori dal borsone; cercodisperatamente una matita e, dopo averla trovata, inizio a fare leparole crociate. Tanto per passare il tempo e per non farmi tutto ilviaggio in silenzio, coinvolgo anche Andrea chiedendogli qualche aiuto“sette verticale: tipico vino del Monferrato… Andrea non fa in tempoa formulare una risposta che si sente “Barbera!. È il signore di Astiche dalla prontezza di risposta dava intendere di essere un esperto divini (o un mezzo alcolizzato): lo ringrazio e continuo… “cinqueorizzontale: er pupo de oro… anche qui Andrea non fa in tempo apronunciare una sola sillaba che si sente “TOTTI! “Grazie, risposisorridendo. “Romanista? “Io? No no, sono della Juve! e di nuovo ilsignore alla moglie “Terun e ëdcò dela giuve!(meridionale e anchedella Juve!).
Più ci avvicinavamo alla Liguria e più il caldo si fa meno opprimente.Il treno rallenta per l’ennesima volta per fermarsi alla stazione dinon riesco a vedere dove, “Andrea, che stazione è questa? “non lo so…stavo leggendo il giornale… Sarà un altro paesino sperduto dimenticatoda Dio e dagli uomini… “Mah… rispondo io “Dovremmo comunque esserevicino a Savona, vedo dei gabbiani… e Andrea dubbioso: “Cosac’entrano i gabbiani? “’Gnurant! I gabbiani si trovano principalmentein due posti: al mare e nei pressi delle discariche quindi, essendoquesto un paesino sperduto, probabilmente non ci sono discariche, e nonmi pare di vedere il mare… “Sagace… conclude con ironia mio cugino.
Io intanto osservo il panorama che cambia man mano che il treno prendevelocità. Notando i contadini che, piegati sotto il sole, strappanoerbacce (chissà perché mi sembrano tanto familiari…) dalla terra secca,arida, percorsa dai muri di pietra sulla quale corrono veloci lucertolee i ramarri chissà, forse inseguiti da una biscia; e guardo i vari tipidi piante che si susseguono. Nelle montagne liguri i chilometri di vitidi uva bianca e viola si abbarbicano sulle terrazze con i muri dipietra; le piante di olivi sono tante che uno si chiede “ma che se nefaranno i liguri di tutte queste olive che peraltro non sono neppurebuone? sono intercalati da tante altre piante di pesche, di prugne,di susine, di albicocche, per non parlare della fresca insalata e delsuccoso pomodoro, degli insipidi zucchini e delle melanzane, delgustoso peperone e dello schifoso cetriolo…
Il treno rallenta ancora, e una voce gracchiante ripete: “Savona… stazione di Savona…
“Ci siamo, mi dice Andrea, “la prossima è la nostra. Si riesce asentire l’odore del mare grazie al vento che lo spinge dalla spiaggedorate alle nostre narici inebriandole con quell’odore di sale e iodioche ti entra nei pori della pelle quando hai fatto un bagno in mare.
Abbasso lo sguardo sulla “Settimana Enigmistica e senza farlo appostaleggo ad alta voce “… Lo è per il nipote la sorella della madre…“Schiavista! dice ridendo Andrea. “Dai, alzati, dobbiamo scendere.

Io25 Dic 2005 06:51 pm

Di solito, il giorno dopo il cenone, al mattino si aprivano i regali, si andava a trovare i nonni paterni e poi a pranzo si tornava a fare baldoria con il resto dei parenti materni. Quest’anno però la nonna materna è in ospizio a Susa, in una simpatica e ridente casa di riposo sperduta in mezzo a quelle montagne merdose. I regali quindi li ho aperti il 24 notte, stamattina mi sveglio alle 8:30 (si, non ho scritto male.. mi sono sul serio svegliato alle 8:30 dopo la sbornia della sera prima), abbiamo caricato l’altro babbione di mio nonno e siamo andati a trovare la simpatica vecchietta. Nel caso fosse di dubbia intuizione, io odio gli ospizi. Nel caso fosse ancora più difficile da capire, io mi deprimo a stare in mezzo agli ultraottantenni presenti negli ospizi. Entriamo nell’ospizio, dopo un lungo, noioso e assonnato viaggio, e vengo circondato da una schiera di vecchietti sciabattanti che mi avvolgono e mi guardano manco fossi il santo Graal… Mancava solo che qualcuno sibilasse “un giovaneee, quello è un giovaneeee” e cercasse di strapparmi di dosso con un bacio bavoso sulla guancia, la mia giovinezza. Oltrepassato questo muro pluridecennale, andiamo a trovare la nonna, che ci accoglie con un affettuoso “siete in ritardo”. Ora, vabbè che a Natale bisogna essere più buoni, ma un’accusa di tentato omicidio, l’avrei sopportata in quel momento. Comunque, mentre facevo finta di ascoltare la nonna che parla di quanto siano “gentili gli infermieri e di noi che l’abbiamo abbandonata in un posto sperduto (in cui si paga appena 1700 euro al mese ndr)”, vedevo aggirarsi intorno a me una schiera di vecchietti, che avevano lo stesso andi degli zombie di resident evil, e pensavo a quanto sarebbe potuto essere divertente colpirli stile bowling, usando un estintore come palla e il corridoio come corsia. La nonna sta continuando a ripetere la storia sul fatto che le manchiamo, ma appena legge sull’orologio “11:30″, dice “Sa’, mi ha fatto piacere vedervi, ma adesso devo andare a mangiare.. mi spingete fino alla mensa?”. Non ho mai avuto un istinto affettuoso così forte verso un estintore, come in quel momento…

Io25 Dic 2005 06:36 pm

Come ogni anno, il 24 sera, la “ristretta” schiera dei parenti materni, si riunisce nell’ormai consueto cenone di natale. Come ogni anno, il 24 sera, è il delirio. Arriviamo a casa del nonno per le 19:30 e ad attenderci ci sono già una decina di parenti (il conteggio finale dei partecipanti si fermerà a 25), i tavoli sono già apparecchiati e gli agnolotti stanno per essere buttati a cuocere: venti minuti dopo si stappa la prima bottiglia di vino. A metà serata, gran parte del parentame è ubriaco. Iniziano a volare discorsi senza senso come quelli di mio cugino, che si considera più piemontese che italiano, o mio zio, che si è messo a parlare della storia dell’agnolotto. Sono le 23 circa, ormai ognuno ha perso il controllo di se stesso e la serata sta degenerando nell’alcool e nel mangiare… Zia Anna tira fuori il panettone da 5 chili, ma dice che “non lo apro finchè tutti non hanno svuotato il loro bicchiere”: nessuno ha fatto una piega.. dopo 2 secondi stava già iniziando a tagliare il panettone. Il grappino finale è stata la botta sul coppino che ha fatto crollare gran parte dei presenti, ma alcuni impavidi si sono spinti fino al secondo giro di grappa, cadendo poi in uno stato di confusione mentale e fisica. Ormai tutti ridevano, non c’era più logica e qualsiasi motivo era buono per mangiare o bere ancora qualcosina poi, ormai sono un paio di anni che mi sono trasferito al tavolo dei giovani e ho lasciato per sempre quello dei bambini dove, per la prima volta in 18 anni, ci ho visto mangiare il nonno…il perchè? Beh io lo so perchè quest’anno ha cambiato tavolo… ma non lo dico, è Natale e bisogna pensare allegro… Come ogni anno però, il 24 sera, mi sono divertito.

Vita24 Dic 2005 09:38 am

Fidati di me, non sono un latin lover
Canto alle donne ma, parlo di me…
Rido perché tu mi chiami “Latin lover”
io sono un amante ma, senza una donna con sé…

Fidati di me, un latin lover
non canta l’amore: lo vuole per sè!
Ecco perché non sono un latin lover:
io canto l’amore si, ma solo per donarlo a te

Vita21 Dic 2005 09:28 pm

quando la morte mi chiederà
di restituirle la libertà
forse una lacrima forse una sola
sulla mia tomba si spenderà
forse un sorriso forse uno solo
dal mio ricordo germoglierà

se dalla carne mia già corrosa
dove il mio cuore ha battuto un tempo
dovesse nascere un giorno una rosa
la do alla donna che mi offrì il suo pianto

per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d’amore
per ogni palpito del suo cuore
le rendo un petalo rosso d’amore

Vita20 Dic 2005 09:08 pm



Vita18 Dic 2005 09:33 pm

“C’è una sottile linea tra amore incondizionato e amore possessivo, l’uno porta alla completezza, l’altro all’annientamento”

Io18 Dic 2005 09:57 am

Faceva freddo ieri sera, cavolo se faceva freddo; sarà che io ero solo in giacca e camicia e che ero a piedi in mezzo alla strada a mezzanotte, ma il mio solo pensiero era quello di filare dritto a casa a scaldarmi. E’ così che a un certo punto, sempre più intirizzito, alzo lo sguardo al cielo e vedo qualcosa che non mi capitava di vedere il città da anni: le stelle. Mi sono fermato a guardarle e dopo qualche secondo, mi accorgo che sto battendo i denti, che il vento gelido si fa sempre più forte e che io sono in mezzo a una strada a guardare quello spettacolo, nonostante rischi una broncopolmonite fulminante. Abbozzo un sorriso e riprendo la strada verso casa. Cavolo se faceva freddo ieri sera.

Vita17 Dic 2005 03:48 pm

Da qualche parte oltre l’arcobaleno
Nel posto più in alto
E i sogni di una volta che sognavi
In una ninna nanna
Da qualche parte oltre l’arcobaleno
Volano uccelli blu
E i sogni che sognavi
I sogni diventano davvero realtà.
Un giorno vorrò essere su una stella
Svegliarmi dove le nuvole sono lontane dietro di me
Dove i guai si sciolgono come gocce di limone
Lassù sopra la cima del camino è dove mi troverai
Da qualche parte oltre l’arcobaleno volano uccelli blu
E i sogni che sfidi, oh perché, oh perché non posso farlo?
Beh vedo alberi verdi e
Anche rose rosse
Le vedrò sbocciare per me e te
E penso tra me
Che mondo meraviglioso
Beh vedo cieli blu e nuvole bianche
E lo splendore del giorno
Mi piace l’oscurità e penso tra me
Che mondo meraviglioso
I colori dell’arcobaleno così belli nel cielo
Sono anche nei visi della gente che passa
Vedo amici agitare le mani
Stanno dicendo, “piacere di conoscerti�
Stanno davvero dicendo “ti voglio bene�
Sento bambini piangere e li vedo crescere
Impareranno molto più di quanto
Noi sapremo
E penso tra me e me
Che mondo meraviglioso
Un giorno vorrò andare su una stella
Svegliarmi dove le nuvole sono lontane dietro di me
Dove i guai si sciolgono come gocce di limone
Lassù sopra la cima del camino è dove mi troverai
Da qualche parte oltre l’arcobaleno
E i sogni che sfidi, oh perché, oh perché non posso farlo?

Someday I’ll wish upon a star
Wake up where the clouds are far behind me
Where trouble melts like lemon drops
High above the chimney tops is where you’ll find me

Io15 Dic 2005 05:02 pm

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