Grazie =)
Grazie =)
Noi che………
Noi che la penitenza era ‘dire fare baciare lettera
testamento’
Noi che ci sentivamo ricchi se avevamo ‘Parco
DellaVittoria e Viale Dei Giardini’
Noi che i pattini avevano 4 ruote e si allungavano
quando il piede cresceva
Noi che suonavamo al campanello per chiedere se c’era
l’amico in casa
Noi che dopo la prima partita c’era la rivincita,e poi
la bella,e poi la bella della bella..
Noi che giocavamo a ‘Indovina Chi?’ e conoscevamo
tutti i personaggi a memoria
Noi che giocavamo a Forza 4
Noi che giocavamo a nomi, cose, animali, città.. (e la
città con la D era sempre Domodossola)
Noi che ci mancavano sempre quattro figurine per
finire l’album Panini
Noi che avevamo il ‘nascondiglio segreto’ con il
‘passaggio segreto’
Noi che ci divertivamo anche facendo’Strega comanda
color.’.
Noi che giocavamo a ‘Merda’ con le carte
Noi che le cassette se le mangiava il mangianastri, e
ci toccava riavvolgere il nastro con la bic.
Noi che avevamo i cartoni animati belli.!!
Noi che litigavamo su chi fosse più forte tra
Goldrake,Mazinga,Daitan3,Gundam,Astro-Robot e
Daltanious
Noi che ‘Si ma Julian Ross se solo non fosse malato di
cuore sarebbe piu forte di Holly e Mark Lenders…’
Noi che guardavamo ‘La Casa Nella Prateria’ anche se
metteva tristezza.
Noi che le barzellette erano Pierino, il
fantasmaformaggino o un francese,un tedesco e un
italiano
Noi che ci emozionavamo per un bacio su una guancia.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che c’era la Polaroid e aspettavi che si vedesse
la foto.
Noi che non era Natale se alla tv non vedevamo la
pubblicità della Coca Cola con l’albero.
Noi che se guardavamo tutto il film delle 20:30
eravamo andati a dormire tardissimo
Noi che suonavamo ai campanelli e poi scappavamo.
Noi che ci sbucciavamo il ginocchio, ci mettevamo il
mercuro cromo, e più era rosso più eri figo.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e
eravamo sempre sorridenti.
Noi che quando a scuola c’era l’ora di ginnastica
partivamo da casa in tuta.
Noi che a scuola ci andavamo da soli, e tornavamo da
soli.
Noi che se a scuola la maestra ti metteva una nota sul
diario, a casa era il terrore
Noi che le ricerche le facevamo in biblioteca, mica su
Google
Noi che si poteva star fuori in bici il pomeriggio
Noi che però sapevamo che erano le 4 perché stava per
iniziare BIM BUM BAM
Noi che sapevamo che ormai era pronta la cena perché
c’era Happy Days
Noi che il primo novembre era ‘Tutti i santi’, mica
Halloween
Noi che andavamo a scuola con lo zaino Invicta e la
Smemoranda
Noi che si suonava la pianola Bontempi
Noi che la merenda era la girella e il Billy
all’arancia
Noi che le macchine avevano la targa nera..i numeri
bianchi..e la sigla della provincia in arancione!!
Noi che il Twix si chiamava Raider e faceva
competizione al Mars
Noi che giocavamo col Super Tele
Noi che il tango costava ancora 5 mila lire e..’stai
sicuro che questo non vola…’
Noi che abbiamo avuto tutti il bomber blu/verde con
l’interno arancione e i miniciccioli nel taschino
Noi che ci divertivamo anche facendo Strega
comanda color
Noi che le femmine ci obbligavano a giocare a
Regina reginella e a
Campana
Noi che facevamo Palla Avvelenata e giocavamo regolare a Ruba
Bandiera
Noi che facevamo a gara a chi masticava più big
babol contemporaneamente.
Noi che i termometri li rompevamo, e le palline di
mercurio giravano per tutta casa.
Noi che se passavamo la palla al portiere coi piedi e
lui la prendeva con le mani non era fallo.
Noi che i messaggini li scrivevamo su dei pezzetti di
carta da passare al compagno.
Noi che si andava in cabina a telefonare.
Noi che al nostro compleanno invitavamo tutti, ma
proprio tutti, i nostri compagni di classe.
Noi che facevamo il gioco della bottiglia tutti seduti
per terra.
Noi che giocavamo a calcio con le pigne.
Noi che le pigne ce le tiravamo pure.
Noi che nelle foto delle gite facevamo le corna e
eravamo sempre sorridenti.
Noi che le All Star le compravi al mercato a 10.000
lire e c’erano le Nike Legend e le Clarck azzurre
Noi che avere un genitore divorziato era impossibile
Perchè in fondo, guardare la gente, è una delle poche cose che mi riescono bene
E’ impressionante la quantità di persone che si chiamano “amore - pucci pucci - lovololovolo - ecc…” dopo tipo una settimana che “stanno insieme”. Dopo una settimana si chiamano amore a vicenda, dopo due si dicono “ti amo” con la stessa frequenza con la quale io dico “un fagottino alla crema di limone” alla barista del Politecnico [e chi mi conosce lo sa che non è cosa rara], alla terza settimana si presentano a vicenda i genitori, alla quarta parlano di quando andranno a vivere insieme, alla quinta scoprono le corna e alla sesta… beh non ci arrivano alle sesta. O almeno uno dei due non ci arriva, dopo le corna. Ok, io sono abbastanza insofferente a questo sentimento: io le chiamo morose, non fidanzate, non ho mai detto “ti amo” nel senso cinematofrafico del termine, al massimo qualche “ti amo di bene” e gesti convulsi di affetto verso il frigo, ma niente di più, chiamo la mia attuale morosa “scema” [e lei ricambia a tono], non ho mai presentato ai miei genitori nessuna ragazza e non si può dire che io sia un esempio manualistico del perfetto partner ma, porca la miseria, ci sarà una dannata via di mezzo tra me e “loro”. Ora, evitando il discorso del sempre più preoccupante processo di inzoccolimento ambosessuale post-moderno che stiamo vivendo, e sottolineando che non sono un insegnante di vita, quindi quello che dico deve essere “letto con le molle”, vi sembra normale che quando io avevo 14 anni puzzavo ancora di latte mentre ora una buona parte della gioventù “profuma” di una versione surrogata del sesso che cercano sempre più spesso, quasi facendo a gara di chi sia il più precoce? Si, per certi versi sono un insofferente snob pseudo parruccone che rimane perplesso all’onda di teens che mi riempiono la rete di foto di loro in reggiseno o con la pancia all’aria, a mostrare remasugli di una tartaruga svenuta a pancia in su che loro chiamano addominali. E dopo questa spremuta acida di limone, una spolverata di prezzemolo e cuocere a fuoco lento…
…un ragazzo che quando cucina da solo in casa, mette “a palla” musica caraibica e sculetta come una troietta sudamericana in discoteca, con particolare furore sulle note di “toma que toma”… Con un ragazzo che durante le ore di lezione, se si annoia e non ha voglia di disegnare, si mette a fare le boccacce con i compagni di corso.. venendo sempre irremediabilmente beccato dal professore Con un ragazzo che non legge mai un libro singolarmente, ma almeno due o tre insieme, causando disordini sia mentali che fisici sopra il comodino Con un ragazzo a cui piacciono le bionde ma che non ha mai avuto una fidanzata bionda Con un ragazzo che si è comprato un mini-bongo, che usa talvolta nei suoi deliri caraibici… Con un ragazzo che ha la morosa che definisce i suoi rotolini “sexy”, ma che lo rivuole con il fisico di una volta…. Con un ragazzo che non capisce la propria morosa talvolta… Questo post è essenzialmente inutile… Ah, mentre ci sono… Sto finendo le mie riserve di libri… se volete suggerirmene qualcuno…
L’inizio non è stato dei più felici. A Cagliari uno steward si è preso un ceffone dallo juventino Zebina, nervoso per i fatti suoi. A Rimini è andata peggio: quando un gruppetto di vigilantes in casacca gialla si è avviato verso gli ultras del Bari per togliere uno striscione offensivo, i tifosi pugliesi li hanno aggrediti e malmenati, tanto che è dovuta intervenire la polizia. Del resto, il decreto dell’8 agosto 2007 per la sicurezza negli stadi, firmato dal ministro dell’Interno Giuliano Amato, stabilisce che i famosi steward tanto invocati sul modello inglese per mantenere la calma negli stadi “non possono portare armi, né esercitare altre pubbliche funzioni riservate alla Polizia dello Stato”. A loro sono assegnati solo “compiti di controllo dei biglietti, instradamento degli spettatori e rispetto del regolamento dell’impianto”, funzioni per le quali devono essere selezionati e formati “esclusivamente dalla società sportiva organizzatrice”, che in teoria dovrebbe selezionare questo personale anche in base a “capacità psicoattitudinali” non meglio specificate. Il fatto è che su questa nuova realtà introdotta d’estate dal governo regna una discreta confusione e nessuna società sa bene che cosa può e deve fare. L’unica certezza è che i vigilantes italiani non possono intervenire in casi di scontri e non possono né arrestare né fermare eventuali tifosi colti in flagrante violenza. Visti gli scarsi poteri, le società hanno puntato al risparmio, chiamando negli stadi più che altro dei volontari sottopagati (tra i 16 e i 30 euro a partita), spesso poco più che ragazzi (l’età minima è fissata in 18 anni), il cui scopo ultimo è spesso guardarsi la partita gratis insieme con gli amici. La differenza principale con il sistema britannico è risultata subito evidente. In Inghilterra gli steward non sono la soluzione unica al problema della violenza, ma un elemento strategico in un piano generale di sicurezza che prevede telecamere a circuito chiuso, una sala di controllo, coordinamento continuo dei vigilantes con le forze dell’ordine e presenza (in molti impianti) di piccole celle all’interno degli stadi dove gli steward possono trasferire eventuali tifosi violenti colti in flagrante prima di consegnarli alla polizia. Grazie a questo sistema, nel Regno Unito il 43 per cento delle gare è già ‘police free’, ovvero senza la presenza della polizia all’interno degli stadi, dove l’ordine è garantito solo dagli steward. Particolare non trascurabile, poi, è la posizione dello steward inglese durante ogni partita: è sempre con le spalle verso il campo di gioco e lo sguardo verso il pubblico. In Italia, lo si è visto fin dalle prime giornate, accade esattamente il contrario. Le norme vigenti nel Regno Unito, introdotte a metà degli anni Ottanta, hanno prodotto risultati significativi per tutti i club professionistici. A distanza di 20 anni il numero delle famiglie inglesi tornate allo stadio è cresciuto del 38 per cento. Risultati positivi anche per i bambini (più 24 per cento), che costituiscono il motore per le vendite del merchandising dei club. Un’altra questione che in Italia bisogna ancora affrontare è quella dei costi. Gli steward sono un’uscita per i club e c’è già chi paga un milione di euro a stagione per la sicurezza allo stadio (come nel caso dell’Inter). Tutti i club italiani, con la nuova legge, si troveranno dunque a fronteggiare investimenti doppi, se non tripli, rispetto al passato. Sulla carta devono essere le società a coprire questi costi, ma i presidenti si preparano a fare guerra al governo e non si può escludere la richiesta di un aiuto per realizzare integralmente il piano sicurezza. Nonostante l’entrata in vigore della normativa, solo pochi club di serie A, nella stagione in corso, potranno rispettare le norme e del resto è il testo dello stesso decreto a prevedere che “i tempi di attuazione verranno fissati da un gruppo di lavoro che vedrà la partecipazione di rappresentanti del ministero per le Politiche giovanili e lo sport, del Coni, della Figc e delle Leghe interessate”. Probabile quindi lo slittamento dell’intera operatività al campionato 2008-09, con buona pace dei rischi di violenza (secondo un recente sondaggio, per otto italiani su dieci lo stadio di calcio non è un luogo sicuro). A inquietare le questure, soprattutto, è il fatto che dopo la stretta della scorsa primavera, tutte le gang da stadio in Italia si sono riorganizzate, mentre in Inghilterra sono state sciolte con la forza da quasi vent’anni. Non è solo una questione di steward.
Dall’espresso di oggi